La ricerca è il tratto qualificante di ogni università. La ricerca è alla base dell’innovazione, del miglioramento della qualità della vita, della crescita sostenibile, dello sviluppo scientifico, sociale e culturale. La ricerca è alla base della qualità e dell’innovazione della didattica e riveste un ruolo fondamentale nel differenziarci dalle università telematiche. Permette a studentesse e studenti di fare esperienza diretta di immersione nel mondo culturale e scientifico corrispondente al proprio percorso di crescita e ci proietta in un contesto globale con il quale dobbiamo essere interconnessi.
Ricerca
A maggior ragione per l’Università di Trieste, la ricerca è centrale anche grazie alla collocazione in un territorio dove:
• esiste un “sistema ricerca” di eccellenza riconosciuto a livello internazionale;
• la cultura, la storia, la multiculturalità, i temi politico-sociali e demografici caratterizzano la vita della città e alimentano la ricerca su temi attuali che impattano sulla crescita della società;
• il contesto economico legato al mare, agli scambi commerciali, alla portualità e alla logistica, allo sviluppo sostenibile, al turismo, ai servizi e alle Specializzazioni Intelligenti (S4 FVG – Sustainable Smart Specialization Strategy), per citarne solo alcuni, sono aree di ricerca cruciali per il territorio;
• la Regione FVG ha strutturato da quasi dieci anni il SIS FVG (www.sisfvg.it/it/), ovvero il Sistema Scientifico e dell’Innovazione, quale strumento strategico basato su un network integrato tra 17 istituzioni attive nella Ricerca, Sviluppo e Innovazione, in grado di mettere a disposizione infrastrutture e fornire competenze scientifiche di alto livello;
• da alcuni anni la nostra Università è fortemente coinvolta nel PNRR, in particolare con la presenza in due Centri nazionali, un partenariato esteso e un ecosistema (vedasi più avanti).
La ricerca è al centro del mio impegno programmatico, con l’obiettivo di migliorare la valutazione unitaria complessiva dell’Ateneo. Infatti, come ben sappiamo, attualmente la ricerca e la terza missione impattano, con la VQR, sulla quota premiale del nostro Fondo di Finanziamento Ordinario. La valutazione complessiva dell’Ateneo (IRFS1), legato agli esiti della campagna VQR 2020-2024, incide sulla quota premiale per il 90% e la qualità del reclutamento (IRAS3) pesa per il 10%, ovviamente influenzando anche il valore dell’IRFS1.
In quest’ottica, ritengo che:
• l’obiettivo primario dovrà essere quello di migliorare il posizionamento e il finanziamento della nostra università nel suo complesso, nella ricerca di base e in quella applicata, focalizzando l’attenzione sia sulla valorizzazione della qualità diffusa della nostra ricerca di Ateneo che sulla valorizzazione delle eccellenz
• se vogliamo migliorare la ricerca sarà importante non solo l’impegno di ricercatori e ricercatrici ma anche la disponibilità di infrastrutture adeguate e di supporto tecnico-amministrativo, con un potenziamento degli uffici e del personale dedicati alla ricerca, sia a livello centrale che di dipartimento, per fornire supporto a ricercatori e ricercatrici nella predisposizione, gestione, acquisti complessi di prodotti e tecnologie, monitoraggio e rendicontazione dei progetti di ricerca.
Gli obiettivi e le relative strategie e politiche, nelle quali concentrerò il mio impegno, contempleranno: le risorse, i temi della ricerca e il futuro del PNRR, le strutture e i servizi per la ricerca, le persone e la comunicazione.
Risorse, temi di ricerca e futuro del PNRR
Per quanto riguarda le risorse e i temi di ricerca, ritengo siano importanti alcune riflessioni e un impegno della futura governance su alcuni punti, di seguito descritti.
Premesso che:
• La strategia è fondamentale per evitare la frammentazione e creare un sistema ricerca di valore che ha nei dipartimenti la vita pulsante ma diventa sistema nella strategia dell’Ateneo e nel dialogo operativo con gli Uffici centrali dedicati alla ricerca.
• La governance deve garantire all’Ateneo gli strumenti (amministrativi e di infrastrutture di ricerca) per mettere chi fa ricerca nelle condizioni di raggiungere i loro obiettivi scientifici all’interno dell’Ateneo, e non di trovare soluzioni all’esterno.
• Deve essere sempre valorizzata l’autonomia dei Dipartimenti e la libertà di ricerca, sia di base che applicata.
• Le risorse per la ricerca sono fondamentali: negli ultimi anni il nostro Ateneo ha attratto molte risorse grazie a progetti PNRR, PRIN, INTERREG, ecc. Anche se nei prossimi anni è prevista una rarefazione delle risorse finanziarie, quelle attribuite alla ricerca dovranno sempre essere prioritarie nella ripartizione del budget dell’Università di Trieste poiché sono necessarie per garantire la qualità diffusa della ricerca.
Nei prossimi anni sarà importante impegnarsi su alcuni fronti chiave in termini di risorse, temi di ricerca e rapporti con il territorio.
In particolare:
• Dovremo gestire il post – PNRR, ovvero la transizione dei progetti del PNRR a cui partecipa UniTS, che si inseriscono nella Missione 4, Componente 2 (M4C2): “Dalla ricerca all’impresa”. In quest’ambito, UniTS partecipa a un partenariato esteso (NQSTI – National Quantum Science and Technology Institute), a due Centri Nazionali (HPC – High Performance Computing, Big Data e Quantum Computing e RNA – Sviluppo di terapia genica e farmaci con tecnologia a RNA) e a un ecosistema (iNEST – Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem). UniTS è inoltre coinvolta nell’ecosistema NAHV (North Adriatic Hydrogen Valley) prima valle dell’idrogeno transnazionale dell’UE che unisce Slovenia, Croazia e la Regione Friuli Venezia Giulia, dove UniTS è stata fra gli enti promotori ed è referente degli enti di ricerca del Friuli Venezia Giulia coinvolti nel progetto: un esempio importante di interazione tra governi, università, industria, e società.
• L’obiettivo primario di creare un ponte tra università e imprese dovrà perdurare e consolidarsi almeno per alcuni progetti, confluendo in Poli regionali Università – Industria dove si potrebbero finanziare le infrastrutture e la ricerca applicata, in modo che possano diventare Hub di dialogo, generatori di opportunità, collettori di Progetti Europei, centri di ricerca e di creazione di valore per il territorio e per i nostri giovani. Ritengo che la nuova governance di UniTS dovrà farsi parte attiva con un ruolo politico–strategico che dev’essere di prima linea, ragionando su quei progetti flagship nati per affrontare le sfide macro-regionali nei diversi Pilastri (ovvero ambiti tematici) della Strategia macro-regionale dell’Unione Europea.
• UniTS dovrà giocare il suo ruolo strategico sia nei confronti degli enti territoriali, a partire dalla Regione Friuli Venezia Giulia, sia rafforzando le sinergie e le collaborazioni scientifiche già presenti e numerose con i paesi limitrofi (Austria, Slovenia, Croazia, e i Balcani in generale). Grazie anche a un maggiore e più efficace utilizzo dei fondi dei programmi di cooperazione transfrontaliera (Interreg Italia-Austria, Italia-Slovenia e Italia-Croazia) e transnazionale (programmi di cooperazione transnazionale ADRION, MED, Alpin Space e Central Europe), si renderanno disponibili più fondi europei per la ricerca. Inoltre, rivestendo un ruolo più attivo a livello macro-regionale, UniTS potrà anche partecipare nel ruolo di stakeholder chiave alle politiche europee alla base dei fondi sopra citati, ovvero EUSAIR ed EUSALP.
• Attrarre risorse finanziarie pubbliche e private deve essere un obiettivo raggiungibile da tutti i gruppi di ricerca, ma è importante tenere conto delle diverse specificità, anche all’interno di uno stesso dipartimento: in particolare, deve esistere un principio di solidarietà distributiva delle risorse che tenga conto dei settori che per loro natura hanno diverse capacità di attrazione ma non per questo diverso valore scientifico. A tale proposito, verrà dato supporto ai docenti e alle docenti che possono ambire ai finanziamenti di ricerca curiosity driven (per i quali verrà anche previsto un Bando ad hoc – si veda la Sezione Risorse e Infrastrutture).
• Intendo confermare la dotazione di partenza (starting grant) per i ricercatori e docenti neoassunti, privi di fondi propri, allo scopo di supportare l’avvio delle attività di ricerca. Intendo inoltre confermare il Fondo di Ricerca di Ateneo (FRA) in modo da consentire un supporto a chi non ha fondi di ricerca, prevedendo anche una quota di finanziamento per chi ha presentato un progetto di ricerca risultato positivo (ad esempio insignito dalla Commissione europea del Seal of Excellence) ma non finanziato per esaurimento di fondi.
• Potenziare le opportunità di finanziamento. Devono essere identificati i temi coerenti con le priorità dei fondi comunitari legati al Programma Quadri di Ricerca e Sviluppo Tecnologico (PQ di RST, attualmente il PQ Horizon Europe (2021-27), e dal 2028 il 10° Programma Quadro, nonché a programmi affini e ai temi legati ai finanziamenti regionali.
• Reperire risorse per la ricerca. Questo può avvenire anche nella forma di laboratori condivisi o altri tipi di collaborazioni con enti pubblici e privati. È tuttavia sempre importante tenere conto delle specificità della ricerca nei diversi dipartimenti e del fatto che le eventuali collaborazioni non vadano a svuotare le competenze, a ridurre la qualità della formazione e/o a ledere l’autonomia istituzionale della nostra università pubblica.
• Rilancio dell’innovazione futura attraverso i rapporti con il territorio. Questo punto deve costituire un punto di partenza in un’area che da un lato soffre un depauperamento industriale, ma che nello stesso tempo è divenuta altamente strategica dal punto di vista geografico, in grado di attrarre aziende con le quali UniTS può interfacciarsi come Hub di supporto nella formazione e nel trasferimento tecnologico. Esempio recente è l’imminente realizzazione della Data Science & Artificial Intelligence Foundation (si veda la Sezione Transizione Digitale).
• È fondamentale potenziare le collaborazioni dell’Università di Trieste con gli Enti del Sistema Ricerca, in particolare rafforzando il ruolo storico dell’Ateneo all’interno del network e impostando strategie basate sulla collaborazione, sulla condivisione di servizi e sulla progettualità (si veda la Sezione Territorio).
• Potenziare la multidisciplinarità e l’intersettorialità, incoraggiate fortemente dal Programma Horizon Europe e dai precedenti Programmi Quadro. Si tratta di identificare alcuni temi di ricerca innovativi che richiedono competenze specialistiche diversificate e che consentano di far crescere la contaminazione e la collaborazione tra ricercatori/gruppi di ricerca all’interno dell’Ateneo. Si pensi, a solo titolo di esempio, ai temi trasversali dell’intelligenza artificiale, dello sviluppo sostenibile, della blue economy, dell’energia e l’ambiente, della salute, dell’invecchiamento, per citarne solo alcuni. La creazione di network su temi specifici consente anche di offrire competenze diversificate ma coordinate in ottica di trasferimento tecnologico.
• La sopracitata trasversalità può essere ottenuta anche incentivando i Centri di Ricerca Interdipartimentali e rendendoli concretamente operativi nel coordinare e potenziare attività di ricerca interdisciplinare sui temi innovativi. I Centri possono essere catalizzatori di progetti interdisciplinari e intersettoriali, creare reti tra i nostri ricercatori e ricercatrici promuovendo la collaborazione su interessi contigui e rafforzare lo spirito di gruppo creando community trasversali tra diversi dipartimenti.
Sul loro funzionamento andrà tuttavia fatta un’attenta valutazione, valutando in alcuni casi l’opportunità di renderli autonomi rispetto ai Dipartimenti e coordinati da un ufficio centrale dedicato.
• La scelta dei temi è importante anche per creare quella robustezza istituzionale che rende più facile individuare partner a livello europeo, attività nella quale l’Ateneo deve poter guidare i ricercatori e le ricercatrici al fine di entrare in modo ancora più significativo nel grande movimento europeo della ricerca.
• È necessario infine rafforzare l’impegno anche nel settore della diplomazia scientifica, importante non solo per favorire la collaborazione tra l’Ateneo di Trieste e altre università e istituzioni, enti di ricerca, comunità scientifiche, per lo sviluppo di progetti congiunti a livello internazionale, ma anche per creare reti scientifiche che superino le problematiche create dalle guerre e dall’inimmaginabile nuovo ordine internazionale.
Strutture e servizi per la ricerca
• Gli uffici e il personale dedicati alla ricerca, sia a livello centrale che di dipartimento, devono essere potenziati per fornire supporto a docenti e ricercatori nella predisposizione, gestione, monitoraggio e rendicontazione dei progetti di ricerca. Nello specifico, devono poter svolgere attività di scouting, di diffusione e di analisi per potenziare l’attività di matching tra i bandi e le idee progettuali e le competenze mappate nel nostro Ateneo, di supporto per facilitare la stesura dei progetti con il potenziamento dei servizi, nonché di assistenza sul piano amministrativo, legale e contrattuale: un ufficio centrale di alto livello consentirà di massimizzare le probabilità di accesso ai progetti europei e non solo. Il supporto amministrativo, è fondamentale non solo per massimizzare le possibilità di attrarre finanziamenti e di agevolare lo svolgimento dei progetti, ma anche per consentire ai ricercatori e ricercatrici di mantenere un focus primario sulla ricerca e limitare il consumo di tempo dedicato alle responsabilità amministrative.
• L’Ateneo dovrà potenziare i meccanismi di coordinamento organizzativo che consentiranno di rafforzare il rapporto tra referenti nei dipartimenti e uffici amministrativi centrali che offrono servizi alla ricerca, in modo da snellire il flusso, renderlo meno problematico e massimizzare il valore dei servizi offerti. Il supporto alla ricerca in termini di strutture e servizi è fondamentale: dobbiamo creare un impianto sistemico con un approccio integrato con e tra i Dipartimenti e tra Dipartimenti e uffici centrali.
• L’Ateneo deve porsi obiettivi di medio e lungo termine di rinnovamento delle attrezzature e degli strumenti di laboratorio e per la ricerca (vedi Sezione Risorse e Infrastrutture). È inoltre fondamentale impegnarsi nel reperimento e/o nella riqualificazione di spazi fisici adeguati ai laboratori, che siano funzionali allo sviluppo e al potenziamento della ricerca. A tale proposito, in linea con la programmazione strategica di Ateneo e di Dipartimento, è importante individuare le facility e i laboratori strategici della nostra Università, anche facendo rete tra i vari dipartimenti, non solo in relazione alla ricerca ma anche alla didattica e alla terza missione. L’obsolescenza di laboratori un tempo di eccellenza è infatti fonte di demotivazione del personale tecnico e di perdita di attrattività verso le imprese, nonché per i nostri potenziali studenti e studentesse, in particolare quelli che scelgono il percorso magistrale e di dottorato.
• L’Ateneo deve supportare centralmente, dal punto di vista amministrativo e finanziario, sia la gestione delle core facilities a supporto della ricerca, sia l’applicazione delle convenzioni che consentono la condivisione delle grandi infrastrutture all’interno del Sistema Ricerca.
• Vanno mantenuti gli standard elevati del sistema archivistico e bibliotecario, elemento chiave per supportare la ricerca (ma anche la didattica e la terza missione), con particolare attenzione anche alle risorse elettroniche a supporto della ricerca e ai diversi servizi (ad esempio i contratti trasformativi). Analogamente, va valorizzata la casa editrice EUT Edizioni Università di Trieste condividendone il percorso di crescita in ottica strategica, non solo guardando alla richiesta interna ma potenziando anche le collaborazioni con gli enti esterni.
• È importante che UniTS rinnovi l’adesione a iniziative come quella della CRUI del Gruppo CARE (Gruppo di Coordinamento per l’Accesso alle Risorse Elettroniche) per consentire la pubblicazione open access, necessaria per soddisfare i criteri di rendicontazione MUR e dei progetti europei.
• La misurazione dei risultati della ricerca, finalizzata nel nostro Ateneo con la CVR, è importante per garantire un adeguato monitoraggio che deve necessariamente portarci, ogni 5 anni, alla massimizzazione dei risultati della VQR.
• Va snellito il lavoro di monitoraggio della ricerca, a vantaggio di tutta la comunità, creando automatismi di caricamento delle pubblicazioni in ArTS, attraverso l’allineamento con banche dati quali Scopus o con l’identificativo ORCID (Open Researcher and Contributor ID), ecc. Questo oggi viene in parte già fatto, ma deve diventare un processo strutturato e a conoscenza di tutto il personale docente e ricercatore.
• Con riferimento alla ricerca nell’area medico-sanitaria, sarà importante avviare un confronto con l’Azienda Sanitaria per capire se sia possibile ridurre i tempi di approvazione del Comitato Etico, che rallentano lo svolgimento di molti progetti di ricerca.
Le persone
• I/Le dottorandi/e sono fondamentali per mantenere l’eccellenza nella ricerca attraverso un impegno focalizzato, il contributo di idee nuove e il potenziamento del networking con altre università ed enti di ricerca soprattutto all’estero. L’investimento sui Dottorati, basato su risorse interne ed esterne (si veda Sezione Risorse e Infrastrutture) è dunque fondamentale per garantire un numero adeguato di borse di studio. Il mio impegno in tal senso sarà massimo per garantire e laddove possibile incrementare l’attuale numero di borse finanziate dal nostro Ateneo. Va del resto valorizzata anche la presenza di UniTS nei dottorati nazionali, in particolare là dove vi sia un apporto di valore in termini di rafforzamento della ricerca per la nostra università. Per quanto riguarda i dottorati interateneo, sono importanti per garantire il proseguimento del percorso formativo ai nostri studenti e studentesse nei casi in cui non sia sostenibile la presenza di un dottorato interno a UniTS.
• Fondamentale è anche l’investimento nelle Scuole di specializzazione in Medicina: gli/le specializzandi/e sono fondamentali sia per garantire innovazione nella ricerca, sia per salvaguardare il ruolo dell’Ateneo mantenendo all’interno di UniTS il presidio dell’attività formativa. Inoltre, investire nelle Scuole vuol dire essere più attrattivi nei confronti di studenti e studentesse eccellenti e mantenere alta la reputazione dell’Ateneo sia sul territorio che a livello nazionale e, in alcuni casi, anche internazionale.
• Dobbiamo essere più attrattivi nel reclutamento di vincitori dei grant dell’European Research Council (ERC), con l’obiettivo di potenziare il sistema della ricerca locale e rafforzare il network internazionale. Come avviene nelle migliori università europee, una maggiore attrattività potrebbe ad esempio essere legata alla possibilità di offrire posizioni accademiche stabili o tenure track per i vincitori, con un co-finanziamento Dipartimento – Ateneo, limitando il carico didattico del ricercatore per la durata del progetto. Ovviamente, ma questo riguarda in generale anche i programmi di visiting, si deve offrire adeguata accoglienza in termini di servizi quali housing, servizi per le scuole dei figli, visti ed eventuale orientamento per favorire l’integrazione.
• Incentiviamo anche il programma Marie-Curie fellowship, offrendo una possibilità di internazionalizzazione a giovani studiosi e studiose che guardano a Trieste come possibile approdo, seppure temporaneo.
• Manteniamo vivo l’impegno dell’Ateneo nel programma Scholars at Risk (SAR) che ha portato a collaborazioni di qualità con docenti e ricercatori di paesi in guerra o in cui i diritti civili sono limitati.
• L’alta qualità diffusa nella ricerca, cruciale per la valutazione dell’Ateneo nel suo complesso, può essere mantenuta attraverso un reclutamento di qualità, che rispetti un potenziamento armonico ed equilibrato dell’Ateneo nelle diverse aree delle scienze sociali ed umanistiche, scientifiche e tecnologiche, e delle scienze della vita e della salute.
• I giovani ricercatori e ricercatrici vanno incentivati a lavorare in gruppo e supportati nella presentazione dei grant più qualificanti, anche attraverso finanziamenti ad hoc che agevolino, con servizi adeguati, la loro partecipazione a bandi competitivi.
• Il personale tecnico operante nei laboratori dei Dipartimenti va valorizzato tenendo conto che docenti e ricercatori non possono gestire le strutture e le attrezzature, mentre a loro è affidato questo compito importante che va supportato con una formazione mirata e una qualificazione professionale costante.
• Va riconosciuto il ruolo importante di bibliotecari e bibliotecarie, che sono di supporto cognitivo e culturale nella validazione dei prodotti della ricerca e offrono, in generale, un servizio importante alla produzione attiva, sia di tipo scientifico che di terza missione.
La comunicazione della ricerca
La comunicazione della ricerca è molto importante sia all’interno sia all’esterno dell’Ateneo, come di seguito descritto e poi approfondito nella Sezione Impegno Pubblico e Sociale – Terza Missione.
• All’interno dell’Ateneo ci conosciamo troppo poco in termini di attività di ricerca. I dipartimenti e le persone non si parlano abbastanza: eppure i dipartimenti non possono essere considerati delle scatole chiuse nelle quali si fa ricerca, perché il futuro sarà diverso. In tal senso, mi impegnerò ad organizzare ogni anno, a partire dal 2026, un UniTS Research Day: una sorta di Open Day della ricerca nel quale venga stimolato il contatto e la conoscenza tra ricercatori e ricercatrici dei diversi dipartimenti con poster, seminari, tavole rotonde e punti di aggregazione / socializzazione.
Un evento di questo tipo offrirebbe l’occasione di conoscerci di più, di stimolare collaborazioni tra ricercatori e ricercatrici di dipartimenti diversi, di sentirci una vera comunità, di invitare i ricercatori e ricercatrici degli Enti del Sistema Ricerca locale, provocando anche un forte impatto sull’opinione pubblica in una logica di Open science. Ritengo che quest’evento debba essere aperto a tutta la nostra comunità, ovvero a chi fa ricerca, a chi ci mette nelle condizioni per farla al meglio e a chi studia e sviluppa le proprie conoscenze anche grazie alle nostre ricerche, quindi a tutto il personale docente, ma anche al personale tecnico-amministrativo e alla comunità studentesca.
• Le politiche della ricerca devono essere fortemente integrate con le attività di Impegno Pubblico e Sociale – Terza missione e l’Ateneo deve fornire adeguato supporto organizzativo alla divulgazione dei risultati. È importante, a tale proposito, renderci tutti consapevoli che ricerca e attività di IPS – Terza Missione non sono scollegate ma l’una alimenta l’altra.
• Va stimolato il dialogo con la cittadinanza, laddove dovrebbe esserci una doppia interazione di comunicazione da parte di UniTS ma anche di raccolta di esigenze. In molte università del mondo esistono i così detti “Science Shops” (livingknowledge.org/) ovvero punti di incontro fisici e/o virtuali nei quali la cittadinanza pone domande all’Università, che spesso risponde anche mettendo in campo ricerche con elevato impatto sociale.
• I gruppi di ricerca devono essere adeguatamente supportati nella gestione dell’immagine dell’Ateneo sia in occasione di attività convegnistiche di rilievo programmate nel nostro Ateneo, sia in relazione al piano di comunicazione eventualmente previsto nei progetti finanziati. Ciò al fine di valorizzarne l’impatto e massimizzare i risultati del progetto in termini di opportunità di trasferimento tecnologico, di networking per lo sviluppo di futuri progetti, di reputazione dell’Ateneo a livello locale, nazionale e internazionale.
• La ricerca deve poter essere valorizzata attraverso un’adeguata piattaforma di comunicazione, che favorisca sia la visibilità interna che esterna all’Ateneo, promuovendo in modo strutturato il dialogo e il contatto sia tra gruppi di ricerca / singoli ricercatori e ricercatrici dell’Ateneo, sia con gli stakeholder esterni a livello nazionale e internazionale. Manca una newsletter online che ci tenga aggiornati su tutte le iniziative del territorio. Dobbiamo farci parte attiva, potenziando l’efficacia comunicazionale con l’obiettivo di valorizzare la ricerca di tutte le aree del nostro Ateneo, dall’area delle Scienze Sociali ed Umanistiche, a quella Scientifico–Tecnologica, a quella delle Scienze della Vita e della Salute.