Donata Vianelli

79 Le risorse umane sono centrali nella crescita futura della nostra università. Come già sottolineato nelle sezioni dedicate al Personale e all’Organizzazione, ognuno di noi contribuisce, con ruoli diversi, alla qualità della ricerca e della didattica, a impattare sulla società e sul territorio, a rendere l’organizzazione dinamica, efficiente e accogliente. È noto a tutti che nei prossimi anni ci sarà una significativa riduzione delle risorse. A maggior ragione, le politiche di reclutamento dovranno essere attente e condivise. Reclutamento del personale docente Per quanto riguarda il personale docente, considero importante continuare sulla linea fino a oggi seguita, con alcune modifiche, di seguito descritte, che dovranno essere condivise con i Direttori e quindi discusse negli Organi Accademici. A garanzia di una programmazione strategica di sviluppo e potenziamento di ogni Dipartimento, ritengo debba essere sempre presente una previsione almeno biennale dei reclutamenti esterni e triennale delle progressioni di carriera. Ogni Dipartimento continuerà a gestire autonomamente la propria assegnazione in termini di punti organico, proponendo una programmazione che: • rispetti i criteri definiti dagli organi di governo e tenga conto delle specificità intra- e inter-dipartimentali; • per i reclutamenti di RTT e in particolare per reclutamenti di PO e PA riservati agli esterni mediante art. 18 c. 4 Lg. 240/2010, tenga fortemente in considerazione le linee strategiche che ogni Dipartimento ha definito; • non preveda penalizzazione in termini di punti organico nei passaggi PA – PO, nei casi in cui non vi sia sofferenza didattica. • non preveda penalizzazione in termini di punti organico per le posizioni di RTT che, pur in settori che non hanno sofferenza didattica, siano inserite in SSD dove esistono gruppi di ricerca molto attivi, come descritto da una adeguata parametrizzazione dei descrittori. In generale, ritengo infatti che la programmazione debba essere attenta non solo alle esigenze legate alla sofferenza didattica ma anche alle esigenze di gruppi di ricerca che stanno portando innovazione e progetti di ricerca attraendo fondi e sviluppando relazioni nazionali e internazionali per l’Ateneo. • Come principio, ritengo che le progressioni di carriera da Professore Associato a Professore Ordinario siano di pari importanza rispetto agli altri livelli. Il valore del Professore Ordinario non può essere misurato sul mancato apporto aggiuntivo in termini di carico didattico: se non chiamiamo professoresse e professori ordinari la nostra Università perderà ogni ruolo negli enti e nelle società accademiche nazionali e internazionali, non sarà presente nelle commisRISORSE UMANE RISORSE E INFRASTRUTTURE /

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